Il Ponte Carlo e le sue leggende

Sveglia all’alba e zaino in spalla. Un’alba fortunatamente benigna visto che il sole a Praga quella mattina sorgeva quasi alle 8. E tuttavia le temperature molte prossime allo zero non erano esattamente un incentivo a lasciare il caldo delle coperte. Ma la guida, nel decantare il fascino indiscusso del Ponte Carlo, suggeriva di ritagliarsi un momento per cercare il Ponte quando non brulica di persone…appunto, all’alba. Dopo essere stato comunque molto fortunato assistendo ad una splendida nevicata diurna sul Ponte Carlo, mi sono fatto forza e sono sceso nel primo chiarore del mattino, assaporando il vento rigido e pregustando il risarcimento offerto da qualche scatto emozionante. Sono giunto quando i lampioni erano ancora accesi per guidare gli sparuti viandanti da una riva all’altra.

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Il Ponte di Pietra, questo il suo nome originario, collega lo Stare Mesto, la parte vecchia della città, con Mala Strana, il quartiere ai piedi del castello. Ed è un luogo dalle atmosfere magiche ed intriso di leggende. La più comune è che le statue del Ponte Carlo si animano per prendersi cura dei bambini della vicina isola di Kampa. Ed è per queste che le statue, osservate di notte, apparirebbero diverse da come sono di giorno. Oppure si racconta che il Ponte debba la sua solidità alla peculiare tecnica di costruzione dovuta al fatto che la malta usata sarebbe stata impastata con l’albume d’uovo. Su Internet, se ne trovano tantissime altre, di queste leggende. In fondo Praga fa parte del triangolo magico insieme a Lione e Torino. E l’accoglienza del Ponte sembra quasi preannunziare la magia del cammino.

Praga alba

I passanti corrono nel mattino e probabilmente non sono comuni turisti. Qualcuno getta uno sguardo distratto alle statue. Le luci guidano lo sguardo verso Mala Strana e il Castello. Mi inoltro nell’incanto dei vecchi lampioni e del silenzio rotto solo dai richiami di anatre e cigni.

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Naturalmente, ero in ottima compagnia. Molto fotografi, muniti di cavalletto, attendevano la luce, cercando l’angolazione migliore. Forse non sono poi stato così temerario. Mi affiora un sorriso divertito. Ah, la febbre del fotografo, tra le più perniciose!

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Nel frattempo, la luce è giunta e i lampioni si sono spenti. Il Ponte si accingeva a riprendere a vita. Mi sono così avviato sulla via del ritorno. Mi sono fermato di fronte ad una scena curiosa. Di fronte alla statua di S. Giovanni Nepomuceno, un passante ha deposto un piattino pieno di uova. Un offerta? Un lascito per i poveri? Onestamente non so. So però che questa statua suscita molta devozione nei Praghesi. Si dice, infatti, che porti bene toccare contemporaneamente le due estremità dorate.

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E così ho salutato Praga. Nel migliore dei modi, devo dire. Salutando le acque inquiete del fiume dall’ultimo scorcio di ponte ancora deserto.

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2 Comments

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  1. Ricordi la gita di terza liceo?
    Ecco l’immagine che avevo di Praga era legata ai ricordi di una diciottenne… poi tre anni fa ci son tornata e tutti i luoghi, le strade e le storie hanno acquistato un sapore ed un valore diverso.
    E rileggendo il tuo post quelle sensazioni ritornano a galla… come sempre, grazie!!

    • Simona, purtroppo io non c’ero in quel viaggio…e ho conosciuto Praga per la prima volta il mese scorso. Ma sono convinto di quanto sia importante, spesso decisivo, tornare nei luoghi che abbiamo attraversato in epoche diverse della nostra vita. Forse solo attraverso le diverse percezioni di uno stesso luogo ci rendiamo conto di quanto si è cambiati, della strada fatta, delle cose perse o guadagnate. E sono contento, come sempre, di averti riportato con me su quel Ponte. Anche se la nevicata tra le statue ha qualcosa di irriproducibile e irripetibile. È stato un momento un po’ fiabesco. Grazie di aver condiviso con me il tuo salto nel passato!

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